Nel segno dell'acqua

 Un altro incontro culturale è stato organizzato ieri sera (venerdì 13 luglio) dal Presidio del Libro, in collaborazione con il Club Amici per la Selva, l’Associazione Pro Selva e l'associazione Calliope (quest'ultimo sodalizio ha proposto alcuni brani musicali). Nel gazebo dell’Hotel Sierra Silvana a Selva di Fasano è stato presentato il libro, “Sotto il segno dell’acqua. Da Orazio a Ungaretti” (ed. Laterza) scritto da Fabiano Amati, assessore regionale alle Opere pubbliche e Protezione civile, insieme a Graziana Brescia, docente di letteratura latina all’Università di Foggia, i quali hanno voluto esprimere l’innamoramento e la sensibilità, per uno degli elementi fondamentali e vitali dell’esistenza umana: l’acqua, con tutte le sue sfumature e sfaccettature.

 Il loro, è un viaggio inebriante, nella letteratura occidentale, che da vita ad un elaborato ricco e complesso,  in cui si intrecciano i versi e le parole di poeti e scrittori, dislocati in tempi e luoghi diversi, tutti accomunati dallo stesso intento: celebrare questa risorsa naturale dal valore inestimabile. I due coautori, intervistati dal professor Michele Suma, hanno evidenziato gli innumerevoli significati che l’acqua contiene in sé: vita, nascita, rigenerazione, condivisione, purificazione, rievocazione, morte. Si è citato un verso estremamente significativo di Emily Dickinson,  “L’acqua, la insegna la sete”. Infatti possiamo comprendere il valore dell’acqua, quando il nostro corpo è attanagliato dalla sete e dalla privazione. Ed è per questo motivo che venne realizzato l’Acquedotto Pugliese, straordinaria opera di ingegneria idraulica, che rappresentò un vero e proprio miracolo per una terra che Orazio definì “siticulosa Apulia”, una regione priva, quasi, di fiumi in cui si moriva per la mancanza di acqua. L’assessore Amati ha raccontato le sue sensazioni nel trovarsi all’interno della galleria Pavoncelli, il cuore del nostro Acquedotto,  in cui vengono raccolte le acque del Sele e convogliate in Puglia, dei danni causati dal terremoto dell’Irpinia nel 1980 e della toccante storia di Leone Cuozzo, operaio dell’Acquedotto, che durante il sisma, invece di ricercare tra le macerie i suoi figli, mise, prima, in sicurezza la galleria, assicurando ai pugliesi l’erogazione dell’acqua. A lui è stato dedicato il potabilizzatore di Conza in Campania, inaugurato qualche giorno fa.

 L’acqua, come ha giustamente sottolineato la Brescia, è l’elemento naturale che porta beneficio e refrigerio, ma contiene anche un elemento distruttivo e minaccioso. Perché in alcuni casi uccide. Il suo continuo defluire e scorrere, mai nello stesso modo, le porta alla memoria il filosofo di Efeso, Eraclito “l’Oscuro” , il quale affermava “…che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume…”.  Si paragona l’acqua al “panta rei” , alla teoria del tutto scorre, tutto è in continuo movimento, in un continuo divenire. Non è ferma, non è stabile, non ha forma propria, non possiamo afferrarla. Ci sfugge continuamente, ma allo stesso tempo è un bene condiviso, di interscambio, implica reciprocità. Un bene che può essere concesso, perché non arreca danno a chi lo concede.

 Infine citando alcuni versi di una poesia di Roberto Pazzi, Amati si appella al senso di responsabilità di ogni individuo, sull’uso dell’acqua soggetta ad esaurimento, e che l’occasione della lettura di un libro, possa far riflettere sulle nostre condotte quotidiane, che spesso cozzano con decantati comportamenti virtuosi. Che il passato, fatto di errori, sacrifici e rinunce, sia di monito per il futuro, proiettato verso un continuo miglioramento!


 (da Osservatoriooggi.it)