Il costume popolare di Fasano nel '700

– “Il costume popolare di Fasano tra le vestiture del Regno di Napoli nel '700”: su questo tema, nella serata di ieri (martedì 12 agosto), si è svolto un incontro organizzato dal Centro Studi “Valerio Gentile” in collaborazione con la Pro Selva e il Museo di civiltà contadina dell'associazione "Presepe Vivente" di Pezze di Greco. La magica atmosfera del Minareto, a Selva di Fasano, ha ospitato l’interessante approfondimento curato dalla studiosa Antonietta Latorre. Proprio nella suggestiva costruzione, in passato, Damaso Bianchi decise di ospitare una scuola di tessitura affidandola alla direzione di sua moglie.

 Nell’incipit dell’incontro, la relatrice ha  voluto ringraziare i sodalizi che hanno collaborato alla realizzazione dell’appuntamento. Già lo scorso anno, nella stessa location, in una mostra-conferenza era stata avviata una conversazione sulla storia del costume femminile e sulle influenze provenienti dall’Oriente. La tradizione popolare, invece, è stata protagonista dell’intervento della prof.sa Latorre, esperta dell’argomento, affrontato anche nella pubblicazione “Amaure mì sape canté. Canti popolari di Fasano”(Schena editore), realizzata assieme a Lucio Legrottaglie e Giuseppe Palasciano. Il grande interesse per il costume popolare poi, ha portato la stessa a presenziare ad una mostra fiorentina dove ha potuto ammirare alcune  opere realizzate con la tecnica della tempera a gouaches: a partire dal XVIII secolo, in tutto il Regno di Napoli, esse documentavano le varie fogge di abbigliamento della gente del Sud Italia, tra cui anche la città di Fasano.

 «L’interesse per il costume popolare nel Regno di Napoli è legato alla sua straordinaria varietà – ha affermato Antonietta Latorre −. Ogni singolo paese vantava un suo costume nel quale la comunità si riconosceva. Esso rappresentava il simbolo dell’identità orgogliosamente indossata». Dopo il preambolo introduttivo, la relatrice ha descritto nello specifico il costume della tradizione fasanese. Per l’occasione, infatti, sono stati esposti due abiti − uno maschile e uno femminile − : indumenti “della festa” ritenuti dalle classi medie una vera ricchezza e, quindi, opportunamente custoditi. Elemento di evasione dall’ordinaria e faticosa esistenza,  i capi erano tanto più colorati quanto più dura era la vita quotidiana.

 Alla serata hanno partecipato anche numerosi figuranti del Presepe Vivente di Pezze di Greco, testimoni di quella vita semplice che rappresenta la civiltà contadina.

articolo tratto da Osservatoriooggi.it del 13.08.2014